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"Lolita" di Vladimir Nabokov

"Lolita" è il soprannome della piccola Dolores Haze, dodicenne orfana di padre residente nel NEW England con la madre Charlotte.

A raccontare la sua storia è il narratore Humbert Humbert, quarantenne che dopo una piccola regressione per darci il quadretto del suo vissuto procede a dipingere il ritratto della piccola Lolita.

Humbert è ossessionato dal ricordo di un amore adolescenziale, idealizzato e perduto, per una coetanea. La reciproca attrazione non si era mai potuta concretizzare nell'atto d'amore, poiché la ragazzina muore qualche mese dopo il loro incontro. Questa perdita lo distrugge e condizionerà profondamente la sua vita.

Sviluppa infatti una passione malata per le ragazzine in fase prepuberale, da quelle comuni distingue le "ninfette", seducenti demonietti che ai suoi occhi sono incoscienti del loro potere sensuale e che involontariamente traviano i gentiluomini capaci di cogliere il loro fascino.

Lolita sarà naturalmente la sua vittima oltre che il suo grande amore.

Trovo che la grandezza dello scrittore stia nella sua cura del linguaggio, così perfetto che rimanendone incantati ci si dimentica degli orrori che vengono perpetrati pagina per pagina, si ha l'illusione di star leggendo di una vera storia d'amore, i cui protagonisti condividono un sano e sincero sentimento.

Humbert coinvolge costantemente il lettore, rivolgendoglisi direttamente e cercando di conquistarsi le sue simpatie, questo contribuisce a rendere la lettura scorrevole e interessante.

Non ci si può fermare, si ha bisogno di saperne sempre di più, e Humbert, che sembra fare del lettore il suo giudice, continua a raccontare, giustificando se stesso e le sue azioni, motivando le sue scelte in modo lucido e forse per questo ancora più spaventoso, senza mai tenere in considerazione il punto di vista di Lolita, che non conosce minimamente.

Non sappiamo come lei viva questo dramma, se non attraverso il suo carnefice, che anche se a tratti si vergogna di sé stesso non riesce a contenere la sua natura egoista, continua a usarla e cerca di imporre la sua realtà a Lolita, le cui esigenze sono costantemente ignorate.

Il lettore superficiale condanna il contenuto immorale forse proprio per la mancanza di messaggio positivo, ci sono quelli che poi giudicano il romanzo in base a ciò che hanno sentito qua e la e non si scomodano neanche a leggerlo, convintissimi di sapere di cosa parla il libro e pronti a contestare chi legge per semplice curiosità.

Non cerco un messaggio che voglia educare in un romanzo, anche se altri hanno interpretato l'intera opera come una critica alle forme di totalitarismo che annullano l'individualità.

Trovo che sia una grande storia, forse ne sono convinta anche perché è difficile spiegare la presa che ha avuto su di me, colpisce, come un fulmine, senza bisogno di razionalizzare ciò che questo romanzo mi ha dato lo consiglio caldamente, perché è davvero bello e appassionante

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