Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog

"Effi Briest" di Theodor Fontane

Per concludere la trilogia sull'adulterio e il matrimonio nell'800, ecco una recensione, o forse sarebbe meglio dire un commento, a proposito di questo romanzo.

Effi ha solo diciassette anni quando deve lasciare le amiche e i genitori per sposarsi e trasferirsi col nuovo marito lontano dalla casa della sua infanzia, e in pochi mesi smette di essere una ragazzina spensierata e diventa una signora, moglie del Barone Innstetten, ex spasimante della madre (e qui ho messo a tacere la mia perplessità dicendomi che, in fondo, non è così strano per quell'epoca che una madre cercasse di accasare la figlia con un suo ex, anche se comunque questo mi mette i brividi).

Fare la signora nella località di Kessin (Pomerania), non è facile per Effi: non trova amici nella nobiltà locale e il marito, innamorato ma troppo concentrato sulla carriera, la lascia sempre a casa da sola coi domestici.

Ma Effi ha bisogno di amore, più precisamente, Effi vuole attenzioni, e da giovane donna attraente non le è difficile trovare un uomo che la faccia sentire importante: inizia una storia priva di passione con il Maggiore Crampas, una sorta di Don Giovanni (che un po' ricorda l'amante di Madame Bovary) che inizia a frequentare per noia e col quale intraprende una fitta corrispondenza.

Gli Innstetten hanno una figlia, Annie, e per un po' sembra che le carenze di Effi siano state colmate, la storia col Maggiore è finita quando la famiglia si trasferisce lontano, ma la giovane sposa è tormentata dal rimorso e dai sensi di colpa.

Come in Anna Karenina, il tradimento viene a galla, e il marito, a malincuore, la ripudia.

Effi resta sola, privata della figlia che viene cresciuta ricevendo l'educazione prussiana (per dirla in parole povere, si insegna a non esternare i sentimenti, a obbedire...) e potrà incontrarla ancora dopo anni, ma la bambina sarà fredda e distante, questo la distruggerà quando la sua salute sarà già diventata cagionevole.

I genitori, dal canto loro, non la riprendono in casa se non quando è troppo tardi: sono troppo legati alle convenzioni sociali e al codice d'onore prussiano, quindi incapaci di mettere da parte l'orgoglio e di sostenerla pubblicamente dopo che ha disonorato la famiglia.

Non si rendono conto di essere gli artefici della disgrazia della figlia, e nemmeno alla fine se ne assumono la responsabilità.

Mi è molto piaciuto questo libro, soprattutto per la sensibilità quasi impalpabile che l'autore dimostra attraverso Effi, la giovane donna adultera, ma anche l'unico personaggio che si distingue dalla borghesia rigida, ipocrita e opportunista.

La storia è ben scritta, e l'autore sa è sintetico riuscendo comunque a farci conoscere profondamente i personaggi e la loro psicologia.

Lo consiglio, insieme agli altri due del ciclo ovviamente.

Su