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"Acciaio" di Silvia Avallone

 

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Tre aggettivi: vuoto superficiale dannoso

Da non leggere.

Nonostante il modo in cui la scrittrice tratta molteplici argomenti con scarsa sensibilità, devo ammettere che non riuscivo a rinunciare alla lettura della storia, tant'è che ho letto il libro in tre giorni.

Tratta le vicende di due amiche, Anna e Francesca, che da bambine diventano donne.

La realtà raccontata dalla Avallone è quella di una Piombino squallida, sede della fabbrica di acciaio Lucchini, un posto sostanzialmente orrendo, dalle cui sponde si vede l'isola d'Elba, che si contrappone come fosse un altro pianeta, fatto di turisti e spiagge pulite.

Credo che una storia si possa raccontare in qualunque modo si voglia, e si possa trattare qualunque argomento e non mi scandalizzo del linguaggio scurrile o per i dettagli raccontati della vita sessuale delle quattordicenni di questo posto che la Avallone descrive come abbandonato da Dio. Tutti sanno che esistono realtà tristi e di degrado di questo genere, ma questa scrittrice è lo accenna in maniera così superficiale che i sentimenti dei personaggi si percepiscono appena.

Le emozioni che provano non sono espresse se non con le parole degli stessi. Il vocabolario è ridotto, e non soltanto nel dialogo diretto. L'umore, l'emozione il sentimento è costantemente privo di sfumature: non viene resa l'idea dei loro stati d'animo, e la loro mancanza di sensibilità non ci permette di capirli, non ci avvicina. Non possiamo immedesimarci se non attraverso un appropriato linguaggio che sappia descrivere sinteticamente o minuziosamente, secondo lo stile o la necessità, la situazione e i pensieri dei personaggi. Se manca la descrizione del sentimento da parte della scrittrice, non basta la trasposizione dei pensieri dei personaggi a trasmettere l'emozione o lo stato d'animo.

Lo stato d'animo dei personaggi deve essere descritto per creare quel minimo di empatia e qui ne registro l'assenza quasi assoluta.

Ci racconta di una sera in cui Anna, ad una festa, vede Mattia, e lui pensa di raggiungerla, ma da quel che mi par di capire non è proprio sicuro sul da farsi. E' il caso che la raggiunga? Che le dica qualcosa? E la scrittrice ci rende l'insicurezza del ragazzo dicendo:"Che fare?"  e per suggellare il profondo dubbio con linguaggio moderno e di tutti i giorni aggiunge "Domandone".

Sì, scrive "domandone". Roba da fumetto dove però il dialoghetto nella nuvoletta fa da padrone e giustifica un po' la narrazzione che manca di spessore perchè si avvale del disegno, Non rende l'idea per niente. Domandone lo senti dire nei quiz televisivi, dove per accaparrarti il montepremi devi rispondere correttamente al "domandone" del conduttore.

Leggo una cosa del genere e penso a tutte le cose che avrebbe potuto dire in quella precisa situazione: sarebbe stato appropriato se non indispensabile scrivere, anche con sole due parole, quello che il ragazzo provava in quel momento. Non era sicuro di essere accettato? Si vergognava? Aveva scrupoli di qualche tipo?

Per farla breve, l'amicizia tra Anna e Francesca sfocia nel rapporto lesbico e poi finisce subito dopo, forse perché le due ragazze sono troppo cresciute per baciarsi sulla bocca e così via, le ragazze grandi baciano solo i maschi, a Piombino, sennò sono malate. Così è scritto.

Secondo alcune recensioni di questo libro ho letto che l'autrice non calca la mano su quest'aspetto morboso dell'amicizia tra le due classiche ragazzine sfacciate e belle. Io penso invece che lo faccia eccome. Perché questo tipo di sentimenti incuriosiscono, e sembra voler rapire il lettore grazie a questo facile espediente, che solletica una sfera intima.

Credo si possa far di meglio: in una tredicenne ci sono tantissime emozioni diverse, inespresse, c'è la confusione, c'è di tutto insomma, ed è all'ennesima potenza. Perché non parlare di queste cose magari, in modo più approfondito, invece di fermarsi all'allusione sessuale?

Perchè non parlare della ragione per cui due ragazze così affezionate si sentono improvvisamente così attratte l'una dall'altra? Perchè non dire che ognuna aveva solo l'altra al mondo e che forse per questo non capivano che cosa avevano dentro e lo esprimevano con baci ed effusioni lesbiche?

Non cerco una guida che mi decodifichi il linguaggio adolescente, nè che interpreti per me una storia, ma qui la narrazione manca del sostegno delle EMOZIONI! 

Mi sembra che questa scrittrice esageri su tutto quello che riguarda il sesso.

Anna, ad esempio, da piccola era solita spogliarsi in compagnia del suo amichetto Massimo, di qualche annetto più grande di lei ma su questo per adesso sorvoliamo, e crescendo sente di non avere più la stessa libertà di denudarsi che aveva un tempo, forse perché adesso sono grandi e maliziosi e vivono in un posto in cui o sbatti in faccia la tua sessualità a tutti o tanto vale chiudersi nel frigorifero. Questo il senso che ne ho tratto.

Però mi domando quanti bambini da piccoli, per quanto trascurati dai genitori, giocassero a spogliarsi coi loro amici enunciando i nomi delle varie misteriose parti del corpo. 

Quante altre cose si potrebbero dire dei disagi di questi adolescenti? Questo libro si limita a una banale cronaca per altro contestata dai cittadini di Piombino.

La leggi perché è stato un caso letterario e non te ne capaciti di come sia stato reputato tale.

Racconta questo mondo facendolo sembrare così vuoto, mentre un mondo così sballato secondo me dà molti spunti per parlare di emozioni, sentimenti, priorità e così dicendo.

E poi non capisco perché ci tenga a enfatizzare l'ingenuità dell'altra ragazzina, Francesca, quando questa balla sul cubo con addosso solo tacchi e perizoma, se solo poche pagine prima ce la fa passare per donna navigata che si fa "sverginare" dal suo capo in un motel restando impassibile.

E credo che potesse esprimere il concetto in modo almeno un po' più delicato e sensibile. E dire che è una donna e l'universo femminile è davvero sfaccettato. Non vedo l'intento di valorizzare un disagio attraverso durezza e crudezza. Vedo l'incapacità di essere introspettiva e il resto sono solo parole che si susseguono con qualche errore di sintassi sfuggiti a lei e ai correttori di bozze. Oppure dobbiamo pensare che sia tutto voluto e che il genio della letteratura si avvale pure della licenza di scrivere in un italiano scorretto?

Libro oltremodo e ingustificatamente pompato.

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