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"Il destino si chiama Clotilde" di Giovanni Guareschi


il-destino-si-chiama-clotilde.jpg Filimario Dublè è un gentiluomo dal carattere molto fermo, come tutti i suoi avi e già all'età non è certo disposto a sottomettersi alla madre, che gli propina un bicchiere d'olio di ricino. Filimario rifiuta di berlo e nonostante la madre minacci di non dargli da mangiare finchè non l'avesse bevuto, lui non cede e si rifugia da uno zio.
All'età di diciassette anni congeda lo zio dicendogli che si è fatto tardi e corre a casa. 
La madre lo accoglie sulla porta con il bicchiere d'olio di ricino. 
Ancora una volta Filimario rifiuta di berlo e torna dallo zio, con il quale rimane fino ai ventitrè anni.
Quando la madre muore Filimario ha ormai trent'anni, ma ancora non ha accettato di ingerire quel dannato olio.
La madre, per ripicca, nel testamento lascia al figlio tutti i suoi averi purchè questo ingerisse l'olio di ricino.
Ma un Dublè ha una parola e una sola.
Filimario non beve ma ha bisogno di soldi, quindi accetta volentieri l'invito di Clotilde Troll di fare un giro in barca.
Clotilde è multimiliardaria e molto graziosa, ma assolutaamente eccentrica e con i soldi che ha a disposizione può concedersi qualsiasi capriccio.
Infatti Filimario scopre ben presto di essere vittima di uno scherzo della signorina Troll, che ha deciso di relegare lui e altri due genttiluomini nella sua casa sull'isola Bess, con la scusa di non poterli sopportare.
Il viaggio in nave dura qualche giorno e i tre prigionieri non possono opporsi alla volontà della signorina Troll o la ciurma li butterà in mare.
Durante il viaggio viene delineato il carattere di Settembre Nort e di Pio Pis, gli altri due prigionieri, personaggi ironici e incredibili che eleggono Filimario come capo e promettono di fidarsi di lui e di eseguire i suoi ordini, visto il suo contegno e la sua capacità di restare calmo anche in situazioni di pericolo e sa dominare completamente i suoi nervi.
L'attracco a Bess è fortunoso e i tre poveri galantuomini cercano di caricare sulle scialuppe tutti i viveri possibili, dimenticando le chiavi di casa di villa Troll.
I gentiluomini decidono quindi di tentare con la finestra, ma nemmeno l'atleta Settembre riesce a combinare niente.
I tre tentano con la porta e trovano dentro villa Bess venti uomini che non possono essere Clotilde Troll, con venti pistole, pronti ad assalirlil.
Le avventure dei tre gentiluomini sono imprevedibilli e il finale è assolutamente inaspettato. Tutti i personaggi assumono un ruolo fondamentale nello svolgersi della vicenda e il romanzo è veramente gradevole da leggere.
L'umorismo di Guareschi è sempre di classe e il non-senso in alcune situazioni diverte il lettore e rende piacevole la lettura.
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