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"N.P" di Banana Yoshimoto

 

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Perché leggerlo? Perchè è un romanzo veramente interessante e coinvolgente, e come si suol dire anche breve ed intenso.

Io l'ho letto in due giorni e ci ho messo un paio di settimane a metabolizzare i contenuti. 

Tre aggettivi: interessante, profondo, capace di ispirare

Andiamo con ordine, per quanto parlare di questa lettura mi dia sempre nuovi spunti di riflessione da condividere, e cominciamo a scoprire di cosa tratta la trama, sempre a grandi linee, non solo perchè è vasto, ma anche perche non voglio togliere ai lettori il piacere di leggerlo anticipando troppe cose.

"N.P" è un romanzo nel romanzo, o meglio, un manoscritto che voleva diventare romanzo, ma che è rimasto incompiuto: l'autore, Sarao Takase, giapponese installatosi in america, ha commesso il suicidio all'età di quarantotto anni, lasciando i due figli, gemelli, un maschio (Otohiko) e una femmina (Saki).

Il manoscritto composto di 97 racconti contro i 100 originali viene comunque pubblicato e diviene un best seller in america.

Grazie al suo amante, Shoji, la nostra giovane protagonista, Kazame, riesce ad entrare in possesso del racconto 98, il cui tema è l'incesto.

L'intero raconto si basa sulla passione erotica che legava lo scrittore a sua figlia, e Shoji stava lavorando alla traduzione in giapponese... prima di scuicidarsi.

Dettaglio secondo me importante: l'autore ha scritto tutti i racconti in americano. Banana Yoshimoto ce lo fa notare, evidentemente convinta che nelle parole in giapponese ci sia un potere che non è comune alle altre lingue, ed è come se fosse stato il tentativo di tradurre a portare lo Takase e Shoji al suicidio.

La vita di Kazame si intreccia con quella dei due gemelli, con i quali sente un incredibile legame spirituale, e infine conosce Sui, sorellastra di Otohiko e Saki, ed ex amante di Sarao Takase... 

Kazame scopre che Otohiko e Sui sono una coppia da molti anni, e, visto che sono coscienti di essere fratellastri, vivono divorati dai sensi di colpa e dall'ossessione per il romanzo del padre comune.

Nel corso della storia Kazame entra in possesso del racconto 99, che tratta della famiglia di Takase e dell'amore assolutamente innocente che prova per i due figli legittimi, scritto prima di scoprire di star andando a letto con la sua figlia illegittima.

Il racconto 100 è in pratica il racconto delle esperienze di Kazame, di come si è affezionata ai tre fratelli e di come il destino li abbia fatti scontrare...

Una cosa che mi ha colpito e che voglio assolutamente condividere è un concetto che Banana Yoshimoto fa esprimere ai suoi personaggi: Kazame e Sui sono convinte che al romanzo sia legata una maledizione, entrambe hanno percepito oscure presenze vicino ai loro amanti prima che questi si togliessero la vita, e ne sono spaventate.

Ma parlano razionalmente di questa paura, fino a capire che una maledizione non è nient'altro che un'ossessione.

Quindi cosa c'è da temere?

Credo che questo romanzo mi abbia permesso di guardarmi dentro a fondo, di pensare alle mie paure e ai miei obiettivi, e quindi di migliorarmi.

E dopo che Banana Yoshimoto ha detto che non c'è nulla da temere nelle maledizioni non ho più paura di niente perché ho totalmente adottato quest'idea, che già di per sè rende il romanzo degno di essere letto.

E poi ormai lo so, che i libri di Banana Yoshimoto sono tutti strepitosi, e ancora rileggo volentieri "Honeymoon" e "Amrita".

 


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