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"Signori Bambini" di Daniel Pennac

Tre Aggettivi: divertente, immediato (come tutti i romanzi di Pennac), fiabesco.

Perché leggerlo? Per farsi un sacco di risate alla Pennac e viaggiare con la fantasia in una storia che è adatta a tutte le età.

Un romanzo troppo divertente.

La trama è semplice ma il romanzo è nello stile di Pennac: immediato, spiritoso e geniale.

I protagonisti sono tre dodicenni, Igor Laforgue, Nourdine Kader e Joseph Pritsky.

Come tanti dei mitici personaggi di Pennac, abitano a Belleville.

A scuola il professor Crastaing ha assegnato loro un tema da svolgere come castigo per aver fatto un disegno molto offensivo dello stesso insegnante.

Crastaing richiede una conversazione col signor babbo di Joseph. 

La consegna è: "Una mattina ti svegli e ti accorgi che, durante la notte ti sei trasformato in adulto. In preda al panico, ti precipiti in camera dei tuoi genitori. Loro sono stati trasformati in bambini. Racconta il seguito."

Crastaing non accetta trucchetti, non possono intervenire né fate né marziani.

Bisogna immaginare. 

E, come il professore ripete da trent'anni, "Immaginazione non significa menzogna".

Igor, Nourdine e Joseph tornano a casa preoccupati.

Non sanno proprio cosa scrivere.

Igor ha perso il padre, che è l'io narrante e appare al figlio come fantasma.

Ha solo Tatiana, la sua mamma triste che passa le giornate a guardare vecchi filmati del marito e che si rasserena guardando il figlio cucinare.

Nourdine invece è un ragazzino arabo che ancora non riesce a integrarsi. A prendersi cura di lui è la sorella Rachida, perché il loro papà Ismael da anni non fa che disegnare. Silenziosamente.

E infine Joseph, che non sa proprio come convincere il padre a recarsi da Crastaing.

Crastaing, a detta di Pope, alias il signor Pritsky, è un Golem, un mostro che vuole solo terrorizzarlo... già una volta c'aveva parlato ed era stato più che sufficiente...

Moune, la mamma di Joseph, lo convince a fare il tema.

Joseph non sa neanche cosa scrivere, e nemmeno Nourdine, che è finito in un commissariato per un furtarello e ora è assistito da un poliziotto, Eric, che ha un mucchio di buone idee per aiutare il piccolo arabo a scrivere un gran tema.

Igor, dal canto suo, ha deciso deliberatamente di non fare il tema.

La mattina dopo, Joseph ha fatto un bel sonno, ma non ha risolto il problema del tema. 

Già immagina le correzioni che farà Crastaing.

Ma svegliandosi si sente strano.

E nello specchio vede il corpo nudo di suo padre.

Correndo in corridoio, trova due nani.

Moune e Pope.

Bambini. E anche loro nudi.

Nourdine si sveglia nella cella dove la sera prima aveva svolto un tema con Eric e trova un bimbo dai capelli rossi con un'uniforme da poliziotto che non riempie, e tornando a casa, nel garage che era del padre c'è solo un bambino.

Igor si è recato a scuola, quella mattina, senza tema.

Proprio mentre Crastaing si apprestava a rimproverarlo, un uomo altissimo che gira con due nani entra in classe per giustificare l'assenza di Joseph.

Ha le sembianze del signor Pritsky.

Igor lo insegue chiedendo notizie dell'amico, dicendo che farebbe qualsiasi cosa per aiutare Joseph.

L'uomo, che si suppone sia il signor Pritsky, e che ha per mano due bambini in abiti da cerimonia e non due nani, risponde che l'unico modo in cui Igor può essere d'aiuto è facendo il tema.

Igor corre a casa, scrive il tema e una volta finito perde conoscenza...

Ovviamente si reca da Joseph con Tatiana, che ha indosso un vestito che potrebbe farle da paracadute e dei tacchi a spillo troppo ampi per i suoi piedini.

La vicenda si evolverà in modo imprevedibile e divertente.

Pennac scrive bene, è divertente e in alcuni passaggi ha saputo anche essere profondo e tenero, mai melenso, equilibrio perfetto tra ironia, comicità, umanità e tenerezza.

Mi è piaciuto questo romanzo, è uno dei migliori che ho letto, Pennac ha ideato una storia nuova, divertente, e scrive bene.

Le sue descrizioni non sono mai noiose e attraverso piccoli dettagli ci fa vedere le stesse cose che aveva lui davanti agli occhi mentre scriveva, lasciandoci spazio per immaginare tutto anche un po' a modo nostro.

Ha un ritmo narrativo incalzante, i suoi dialoghi saltano dal discorso indiretto a quello diretto, non gli serve mai specificare chi dice cosa, tutto è espresso in modo chiaro e semplice, senza mai confondere il lettore e sorprendendolo quando è richiesto dalla vicenda


 

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