Sullo struggimento: Riflessioni tanti anni dopo Eragon
SPOILER ALERT: Anche se è passato un secolo dalla pubblicazione di Eragon, qui si faranno riferimenti più o meno precisi agli episodi all'interno dei libri e sulla fine della saga stessa... magari qualcuno, come la mia incosciente sorella, non l'ha letto all'età opportuna (adolescenza? Pre-adolescenza?) ed è ancora in tempo per recuperare.
Non voglio togliervi il gusto di spararvi quattro tonnellate di Fantasy.
Ho visto il film Bright circa una settimana fa, ne hanno fatto una pubblicità smodata su Youtube e non immagino neanche quali e quante altre piattaforme, e, pazzesco, mi è piaciuto.
Guardandolo mi entusiasmavo, un po' troppo se vogliamo, per circa cinque minuti dopo la fine dei titoli di coda ho balbettato che poteva essere il mio film preferito e assurdità del genere.
Perché? Cosa mi ha colpito tanto, gli effetti speciali, Will Smith, l'azione, cosa mi ha mandato in visibilio?
Semplice.
GLI ELFI.
C'è qualcosa di meglio di un mondo di elfi? Sì, e ve lo dico io cosa: un mondo dove convivono (si fa per dire) più razze magiche, ognuna con le sue peculiarità.
Bright menziona almeno un paio di volte ben dieci razze, si vedono umani, orchi, elfi e una fatina (che non c'entra minimamente con le fatine di cui fantasticavo da bimba, ma accontentiamoci), in una Los Angeles dei giorni nostri.
Bellino, fa ridere, è valido e mi riservo di approfondire l'argomento.
Torniamo agli elfi, adesso.
A fine film con un'amica abbiamo parlato di quanto la letteratura e il cinema abbiano mitizzato la figura già mitica dell'elfo, abbiamo ricordato Artemis Fowl, che leggevamo da bambine, e commentato nostalgicamente quanto fosse bello tutto ciò che aveva a che fare con il vastissimo mondo fantasy.
Devo a lei lo spunto per questo articolo: mi ha ricordato Eragon, e ho avuto come un'illuminazione.
Chi l'ha letto o ne ha letto almeno un po' si ricorda certamente dell'elfa Arya, bellissima, che lui soccorre nel primo libro e che lo accompagna fino alla fine dell'avventura.
Quando Arya è apparsa credo di aver tirato un sospiro di sollievo: con una storia d'amore quel romanzo doveva sicuramente appassionarmi, aveva tutti gli ingredienti per farmi alzare ore prima la mattina pur di divorarne quante più pagine potevo, con Arya mi sono davvero lasciata portare in Alagaesia, ho guardato la mappa, insomma forse senza di lei manco avrei continuato la lettura.
Sospetto che molte ragazzine (ora come me "donne" o quasi) possano aver vissuto lo stesso sollievo vedendosi lì servita la storia d'amore tra il valoroso eroe e la bella irraggiungibile guerriera, io ancora cerco il romanticismo e il sentimento in ogni cosa che leggo, per quanto mi piaccia pensare che il mio gusto e la mia capacità critica ne abbiano fatta di strada da allora.
Ho detestato la scelta dell'autore di non fare sbocciare e fiorire questo amore per cui mi ha fatto penare per quattro romanzi, in un crescendo di emozione, dolore e speranza, che ho sopportato solo per vedere i due amanti felici e insieme, finalmente.
Davvero, mi sono sentita tradita, presa in giro, perché mai Arya lo rifiutava? A causa della guerra? E allora, perché quando Eragon ha ristabilito la pace, non si sono messi insieme, convolando a giuste nozze, procreando bellissimi figli che avrebbero cresciuto nel nuovo mondo libero dalla tirannia?
A 23 anni ho capito Arya.
Lei non poteva stare con lui, perché aveva perso troppo, doveva ricostruire tutto, e perché il destino aveva in serbo altre missioni per Eragon, e se lei non fosse stata razionale, lucida, calcolatrice e distante (così la giudicai), forse lui avrebbe dimenticato che il suo compito non era quello di fare il padre di famiglia, che la priorità era e sarebbe stata sempre addestrare nuovi cavalieri.
Si poteva fare diversamente, dite? Forse. Ma la mia anima romantica e malinconica suggerisce che in amore, a volte, le scelte, quelle forti, che cambiano la vita, debbano essere necessariamente sofferte per farci crescere.
Arya non è stata egoista.
Ha protetto l'interesse del regno, del popolo per il quale si era battuta, e ha permesso ad Eragon di crescere ancora come cavaliere e come uomo.
Credo sia stato doloroso anche per lei, la perdono per avermi deluso tanti anni fa e ringrazio il buon Paolini, che quando ero solo una bambina mi ha offerto un'accurata quanto adulta visione dell'amore e del sacrificio.
Non c'è stato nessun bacio al chiaro di luna per loro, ma quei libri mi hanno dato tanto, mi hanno insegnato qualcosa che ho compreso solo ora, ma che ha vissuto indisturbato e silente dentro di me da quando ho finito Inheritance.
Forse tra qualche anno cambierò idea ancora.