"A spasso on Bob" di R. Spottiswoode
Sono rimasta positivamete impressionata da questo film, ma devo proprio fare una premessa: non è un capolavoro, non posso usare tutti i miei aggettivi preferiti per descriverlo (intenso e travolgente sono quelli che uso più volentieri quando una cosa mi piace), perché la storia di James e Bob è leggera.
Non si piange, anche se il tema della tossicodipendenza porta inevitabilmente con sé il dolore e la sofferenza, si avverte invece una profonda tenerezza, sia nei confronti del felino che del co-protagonista umano.
Bob è una sorta di angelo travestito da gatto rosso, che viene adottato da un ex eroinomane, James Bowen, che si guadagna da vivere suonando per strada e ha bisogno di uno stimolo per ripulirsi.
James può contare solo sul supporto del suo operatore, Val.
Sua madre neppure compare nel film e il padre lo taglia fuori dalla sua nuova vita (la qual cosa mi ha molto, molto indignato)
Val ottiene per James una casa popolare, e qui entra in scena Bob.
James sente un rumore proveniente dalla cucina, e teme che qualcuno sia entrato in casa per rubare, così si arma di uno scarpone, e parte all'attacco.
Ciò che ha causato il rumore però non è una persona, ma il bel gatto rosso della locandina, quel pacioccone di Bob, che sgranocchia i corn flakes di James bellamente seduto sul tavolo della cucina.
James cerca di restituire il micio al suo legittimo proprietario, ma non trovandolo nel quartiere finisce per diventarlo lui stesso, arrivando a portarlo dal veterinario e spendendo i soldi con cui avrebbe mangiato per pagargli le medicine.
Con questo nuovo compagno, James ritrova la fiducia in sé stesso, impegnandosi ancora di più per resistere al richiamo della droga, e riuscirà a superare diversi ostacoli e delusioni.
Potete contare sul lieto fine, e credo anche sul fatto che vi strapperà un sorriso, tra scenette buffe e grattini dietro le orecchie.
Da amante degli animali, la cosa che ho trovato più tenera in questo film è stato il rapporto unico tra i due.
Chi l'ha mai visto un gatto che si fa portare sulle spalle, che segue il suo padrone ovunque, che accetta gli venga messo il guinzaglio? Bob non vuol essere sbaciucchiato, a lui piace star seduto come una sfinge sulla chitarra di James e proteggerlo, a modo suo, da tutti i pericoli.
Mi chiedo spesso quanto gli animali siano coscienti del bene che possono fare a noi esseri umani, e quando lo fanno, mi domando, è una scelta consapevole?
Li investiamo con le nostre energie negative, i nostri dolori, e non posso fare a meno di pensare a loro come spugne, che se ne impregnano.
Che ne fanno, i cani, i gatti e gli animali domestici in generale, della sofferenza che noi gli affibbiamo quando li coccoliamo tra le lacrime o ci sfoghiamo parlando ad alta voce come faremmo con un amico? Riconoscono la nostra apertura come un gesto d'amore, lo sanno che in quei momenti stiamo esponendo tutta la nostra vulnerabilità?
Forse ridono dei nostri crucci, e possono farsene carico perché per loro sono cose assurde e distanti, e ci confortano con compagnia e coccole.
"Non ti preoccupare James" sembra dire Bob al suo padrone ogni volta che qualcuno gli chiude la porta in faccia "Tu hai me, e io ho te. Non serve altro".