Donne di tipo 1 - di Roberta Casasole
Parto cominciando con le critiche, come parte in medias res questo romanzo, che dalla prima pagina ci mette al corrente del fatto che la protagonista soffre di Sindrome Premestruale Perenne e che sta lottando da anni con l’INPS perché le riconosca una pensione di invalidità con cui potrà finalmente rinchiudersi per tenersi lontana dal resto del mondo, perché lei è l’unica, la sola, che ha capito tutto, che ha capito meglio, che ha capito per prima.
Mi spiego raccontandovi più nel dettaglio di chi stiamo parlando: Giovanna è assistente di un professore universitario e ambisce a occupare un giorno la sua cattedra di letteratura americana, perché è incredibilmente competente, brillante e appassionata, ma deve scontrarsi con un sistema che di meritocratico non ha nulla, e che la disgusta al punto da renderla completamente disillusa e arrabbiata col resto mondo.
Può essere la storia di ognuno di noi, a chi non è capitato di vedersi scavalcato da un collega che ha saputo ingraziarsi il capo, o che semplicemente ha potuto conseguire un titolo di studi in una Università considerata più prestigiosa?
Arrivo alla prima cosa che mi da fastidio: L’insistenza su quanto sia bella questa protagonista e quanto tutti gli uomini la vogliano possedere, per poi rassegnarsi gioiosamente al fatto che, se va bene, lei potrà al massimo calpestarli come zerbini.
E se con grande sforzo posso anche arrivare ad accettare che l’autrice abbia scelto di rappresentare una protagonista così perfettamente corrispondente ai canoni di bellezza che ci sono stati inculcati dagli uomini, quel che non tollero assolutamente è che questa Giovanna sia irresistibile al punto da mettere completamente in ombra tutte le altre donne.
Da autrice in erba e conoscitrice di libri trash, comunque, sono stata immediatamente portata a pensare che la scrittrice di questo libro fosse una di quelle autrici che, banalmente, si sentono brutte.
Ho visto la foto di Casasole e secondo me non fa parte di quella schiera di donne, quindi non capisco perché ci ha tenuto a dare a Giovanna J. Giò un seno abbondante e un sedere sodo (l’hanno detto diversi personaggi, non l’ho desunto io).
Faticosamente perdono questa scelta di descrivere una ragazza che sembra uscita dalle fantasie di un adolescente che fa un uso smodato di certi siti Internet vietati ai minori, avrebbe avuto più senso non delineare nemmeno le sue caratteristiche fisiche, limitandosi a dirci quanto Giovanna sia desiderata.
Un’altra cosa che ho trovato inutilmente odiosa è la presunzione estrema di Giovanna, che si traduce nella sua totale mancanza di empatia verso il prossimo.
Sappiamo di lei che è sottopagata, che fa fatica a mantenersi nella sua misera stanza a Roma, che come molti accademici viene sfruttata, però ogni volta che si relaziona da cliente con qualcuno che sta lavorando finisce con l’umiliarlo o il maltrattarlo, proprio come fanno tutti i pigri privilegiati che lei disprezza e che ritiene idioti.
La sua esagerata cattiveria dovrebbe essere giustificata dal fatto che soffre di sindrome premestruale perenne?
Non mi convince.
Le mie lamentele finiscono qui, questi due elementi di disturbo non sono preponderanti nella lettura e ho deciso di soprassedere perché già dalle prime pagine il romanzo si presentava come un lavoro originale e prometteva di darmi qualche soddisfazione.
Per darvi almeno un’idea del tono di questo romanzo e della personalità della nostra protagonista, uno dei grandi momenti di Giovanna, che qui sta torturando una povera centralinista dell’INPS per avere novità in merito alla sua richiesta di pensione d’invalidità.
"Ho sentito il mio corpo martoriato dalla femminilità prendere completamente il controllo su di me. L'odio, candido come un giglio, è sbocciato istantaneo e dirompente nel mio cuore. Io li volevo morti. Morti, Claudia! Incapaci di lasciare un altro spregevole segno della loro presenza in questo mondo!"
Ilaria deglutì così forte che si sentì attraverso la cor-
netta.
"Perciò li ho scaraventati fuori dalla metro. A uno, addirittura, si è lussata una spalla, e di questo vado molto orgogliosa. La cosa è andata oltre le mie più rosee previsioni. Quando una spalla esce, pare che poi non torni più a posto del tutto. Alla prima occasione, esce di nuovo. Conserva la memoria del trauma e lo replica, proprio come ognuno di noi."
Ci fu un momento di silenzio.
"Far loro del male vero, fisico, mi ha riempito il cuore di un ancestrale senso di giustizia. Ero Zeus con i fulmini
Dio con le piaghe. Ero la Verità."
“Signora Giò, come le ripeto la pratica numero 7973020324 è in fase lavorazione”
"Il tentato omicidio cosa significa per te?"
"È un reato, signora Giò, per me è un reato," balbettò Ilaria.
Apprezzo la scrittura di Casasole, che si distingue per dialoghi ben costruiti e osservazioni del narratore piene di un umorismo che colpisce sempre il bersaglio.
Questo romanzo mantiene le promesse di cui accennavo prima: l’ho divorato in un paio d’ore, ho anche riso e quando l’ho concluso ho avvertito la smania di acquistare, per dirne uno, Bibbia al Neon di J. K. Toole, (una delle sue armi contro la dilagante ignoranza degli studenti e docenti dell’Università) e di erudirmi sulla letteratura americana cominciando da J. Fante, l’amore della protagonista.
Giovanna, con la sua incontrollabile SPP (sindrome premestruale perenne) e i suoi monologhi carichi di furore fa continuamente riflettere sul personaggio fasullo che noi donne ci siamo imposte di interpretare in società, quella maschera di gentilezza che sembra così difficile strapparsi dalla faccia, lei proprio non ce l’ha.
A tratti la sua schiettezza è maleducazione, il suo rifiuto di conformarsi è talmente estremo da far ridere chi legge, ha quel coraggio che vorremmo tutti di sfidare apertamente il sistema e rifiutare le convenzioni che ci tramandiamo da generazioni.
“Donne di tipo 1” è una lettura leggera ma non superficiale, adatta a chi ama l’ironia.
La trama è carina e con un finale per niente scontato, vi consiglio di scoprirlo da voi.
PICCOLA AGGIUNTA CON SPOILER
Ho sperato in una storia d’amore per Giovanna.
Mi sarebbe piaciuto che Casasole desse un compagno (o una compagna) a Giovanna e mi mostrasse come una donna brillante, indipendente e testarda abbatte i muri che si è costruita intorno e lascia entrare qualcuno nella sua vita accettando i cambiamenti e le sfide che questo comporta… ma nessuno trova posto nel percorso della protagonista, e alla fine va anche meglio così.
Sono convinta che quest’autrice avrebbe saputo scrivere una storia d’amore senza far venire il diabete ai lettori e senza stravolgere Giovanna, e se c’è un seguito in cui lei trova la sua anima gemella sono pronta a leggerlo, ma ho capito che l’assenza di romanticismo è il valore aggiunto di questo romanzo.
Perché? Perché Giovanna non cerca “la sua metà” per essere felice: può completare sé stessa e trovare una piena realizzazione attraverso quello che fa, lo studio che l’appassiona, la ricerca della libertà come lei la intende.